Con Augusto Consoli, Sergio Della Sala e Laura Gianotti
Modera Enrica Favaro
Una diagnosi clinica e in particolare psichiatrica può essere uno strumento prezioso per i medici per orientarsi nella complessità della patologia, condividere un linguaggio clinico e individuare percorsi di cura. Ma una persona non coincide mai con la propria diagnosi. Dietro ogni categoria diagnostica esistono una storia, relazioni, esperienze, desideri, paure e risorse che nessuna classificazione può contenere completamente. Fare un salto oltre la categoria clinica e in particolare psichiatrica significa allora recuperare una visione della cura capace di tenere insieme la dimensione biologica, psicologica, sociale e relazionale, senza contrapporre la precisione della medicina all’unicità dell’esperienza individuale.
In questa prospettiva, ad esempio la medicina narrativa diventa uno strumento per restituire centralità alla storia della persona: ascoltare ciò che racconta, comprendere il significato che attribuisce alla propria esperienza di malattia e costruire, insieme, un percorso terapeutico che non si limiti a trattare un disturbo, ma si prenda cura di chi lo vive. La narrazione non sostituisce la diagnosi, le evidenze scientifiche o gli strumenti della medicina: li integra, ampliando lo sguardo clinico. Una medicina a 360 gradi, in cui competenza scientifica e ascolto, diagnosi e storia personale, cura della malattia e cura della persona possano dialogare per costruire percorsi più umani, condivisi e significativi.
Modera Enrica Favaro
Una diagnosi clinica e in particolare psichiatrica può essere uno strumento prezioso per i medici per orientarsi nella complessità della patologia, condividere un linguaggio clinico e individuare percorsi di cura. Ma una persona non coincide mai con la propria diagnosi. Dietro ogni categoria diagnostica esistono una storia, relazioni, esperienze, desideri, paure e risorse che nessuna classificazione può contenere completamente. Fare un salto oltre la categoria clinica e in particolare psichiatrica significa allora recuperare una visione della cura capace di tenere insieme la dimensione biologica, psicologica, sociale e relazionale, senza contrapporre la precisione della medicina all’unicità dell’esperienza individuale.
In questa prospettiva, ad esempio la medicina narrativa diventa uno strumento per restituire centralità alla storia della persona: ascoltare ciò che racconta, comprendere il significato che attribuisce alla propria esperienza di malattia e costruire, insieme, un percorso terapeutico che non si limiti a trattare un disturbo, ma si prenda cura di chi lo vive. La narrazione non sostituisce la diagnosi, le evidenze scientifiche o gli strumenti della medicina: li integra, ampliando lo sguardo clinico. Una medicina a 360 gradi, in cui competenza scientifica e ascolto, diagnosi e storia personale, cura della malattia e cura della persona possano dialogare per costruire percorsi più umani, condivisi e significativi.